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Dal sogno al crollo in 10 anni: la parabola del Leicester, retrocesso in League One

Dal sogno al crollo in 10 anni: la parabola del Leicester, retrocesso in League OneTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 08:12Serie A
Michele Pavese

Dieci anni fa, il Leicester City era riuscito in una delle imprese più incredibili nella storia dello sport: vincere la Premier League da outsider assoluto, quotato 5000 a 1. Oggi, a distanza di un decennio, il club si prepara invece a disputare la League One. Un crollo tanto rapido quanto doloroso, che racconta una storia fatta di trionfi irripetibili, errori strutturali e fragilità mai davvero risolte.

L’apice e l’inizio della discesa
La vittoria del titolo nel 2015/16 non fu solo un successo sportivo ma una vera e propria rivoluzione culturale. Guidate da Claudio Ranieri e trascinate da un gruppo solido e affamato, con simboli come Jamie Vardy e Riyad Mahrez e N'Golo Kanté, le Foxes dimostrarono che anche i piccoli club potevano sognare in grande. Negli anni immediatamente successivi, il Leicester riuscì persino a consolidarsi: quarti di finale di Champions League contro l’Atlético Madrid e piazzamenti dignitosi in campionato. Sotto la guida di Brendan Rodgers, la squadra sfiorò per due volte la qualificazione alla Champions e conquistò l'FA Cup nel 2021, battendo il Chelsea. Eppure, proprio in quel momento di apparente stabilità, si erano già formate le crepe.

Investimenti mancati e visione offuscata
Rodgers fu tra i primi a lanciare l’allarme: senza investimenti mirati e senza un'evoluzione delle ambizioni, il club avrebbe perso terreno. La pandemia colpì duramente il gruppo King Power, cuore finanziario della società, riducendo drasticamente le entrate. E così, il Leicester restò fermo mentre gli altri crescevano e nel calcio questa è spesso la scelta più rischiosa; così, nonostante una rosa ancora ricca di talento - da James Maddison a Youri Tielemans - la squadra perse progressivamente competitività e, dopo l’esonero di Rodgers nel 2023, il Leicester è entrato in una spirale di instabilità. I tanti cambi in panchina - da Dean Smith a Enzo Maresca, fino a Ruud van Nistelrooy - hanno impedito di avere stabilità tecnica e ogni cambio ha portato idee diverse, sistemi nuovi, approcci contrastanti. Il risultato? Nessuna identità. Anche quando Maresca riportò il club in Premier League non si trattò di una vera rifondazione, ma di una parentesi. Il problema strutturale restava intatto.

Il trauma della perdita e il crollo
Non si può comprendere il declino del Leicester senza considerare la morte di Vichai Srivaddhanaprabha nel 2018. L’incidente in elicottero fuori dallo stadio non fu solo una tragedia umana, ma uno shock sistemico per il club. Vichai non era un semplice proprietario: era il collante emotivo e decisionale della società. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Il figlio Aiyawatt Srivaddhanaprabha ha ereditato una responsabilità enorme in circostanze drammatiche, trovandosi a gestire contemporaneamente il club e l’azienda di famiglia.

Negli ultimi anni, forse a causa di un eccesso di ottimismo, si è riscontrata la tendenza a sottovalutare i rischi e una mancanza di responsabilità diffusa. La sensazione era che all’interno del club si fosse radicata l’idea che le cose sarebbero andate bene in ogni caso. Una convinzione che, nel calcio moderno, può essere fatale. Alla crisi sportiva, poi, si è aggiunta quella finanziaria: perdite elevate, salari fuori controllo e una gestione economica aggressiva hanno portato anche a penalizzazioni. Il Leicester ha vissuto per anni al di sopra delle proprie possibilità, con un rapporto costi/ricavi insostenibile. E ora, con la retrocessione in League One, i margini si ridurranno drasticamente. Senza le entrate televisive della Premier League o della Championship, il club dovrà affrontare una vera e propria ricostruzione economica.

Una lezione per il calcio moderno
La storia recente del Leicester è un monito potente. Dimostra quanto sia fragile il successo nel calcio e quanto velocemente possa svanire senza una struttura solida. Dal miracolo sportivo alla crisi sistemica, rappresenta oggi entrambe le facce del calcio. E mentre si prepara ad affrontare la League One, resta una domanda fondamentale: questa sarà la fine o l’inizio di una nuova era?

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